venerdì 22 febbraio 2013

Claude Monet - la storia inizia qui....



“Sono costretto a continue trasformazioni, perché tutto cresce e rinverdisce. Insomma, a forza di trasformazioni, io seguo la natura senza poterla afferrare, e poi questo fiume che scende, risale, un giorno verde, poi giallo, oggi pomeriggio asciutto e domani sarà un torrente.”
(Claude Monet)
 
Claude Monet nasce a Parigi in rue Laffitte il 14 Novembre del 1840, secondogenito di Claude Auguste, proprietario di una drogheria, e di Louise Justine Aubrèe, una giovane vedova al suo secondo matrimonio. 

Nel 1845 i Monet si trasferirono a Sainte-Adresse, un sobborgo di Le Havre dove il padre iniziò a gestire un negozio di drogheria e di forniture marittime insieme con il cognato Jacques Lecadre. A quindici anni l'adolescente Claude cominciò a disegnare a matita e a carboncino, vendendo caricature di personaggi della città.

Dal 1856, nella scuola di Le Havre in cui era iscritto, Claude studiò disegno con Jacques François Ochard e conobbe il pittore Eugene Boudin, il suo vero primo maestro, che gli insegnò «come ogni cosa dipinta sul posto abbia sempre una forza, un potere, una vivacità di tocco che non si ritrovano più all'interno dello studio», indirizzandolo così alla pittura del paesaggio en plein air. 

Con Boudin quell'anno Monet espose a Rouen per la prima volta una sua tela, la Veduta di Rouelles.
 


Monet dirà poi che Boudin:

«con instancabile gentilezza, intraprese la sua opera d'insegnamento. I miei occhi finalmente si aprirono e compresi veramente la natura; imparai al tempo stesso ad amarla. L'analizzai con una matita nelle sue forme, la studiai nelle sue colorazioni. Sei mesi dopo [...] annunciai a mio padre che desideravo diventare un pittore e che mi sarei stabilito a Parigi per imparare».


Nel marzo del 1859 il padre di Monet fece richiesta al Municipio di Le Havre di una borsa di studio che permettesse a Claude di studiare pittura a Parigi. Non la ottenne ma, grazie ai propri risparmi, Claude in maggio partì ugualmente per la capitale a studiare all'Academie Suisse. 

Qui ebbe modo di conoscere Delacorix, Courbet e Pissarro col quale andava spesso a mangiare alla Brasserie des Martyrs, frequentata tra gli altri anche da Baudelaire e dal critico Duranty, futuro sostenitore degli impressionisti sulle colonne della «Gazette des Beaux-Arts».

Il 24 maggio 1960 Monet pubblicò nella rivista «Diogène» la sua ultima caricatura, quella di Lafenière, un noto attore dell'epoca, e in ottobre venne chiamato a prestare il servizio militare. Arruolato nel Reggimento dei Cacciatori d’Africa ad Algeri rimase affascinato dalla luce e dai colori di quei luoghi.

Ammalato, nel 1862 tornò in licenza di convalescenza nella sua casa di Le Havre e qui riprese a dipingere insieme con il suo maestro Boudin e con Johan Barthold Jongkind, pittore olandese che, all'aperto, si limitava a riprodurre il paesaggio in schizzi e acquerelli, per poi definirli sulla tela nel suo studio, conservando tuttavia la freschezza della prima osservazione.

(La Pointe de Le Heve a Sainte-Adresse - 1864)

Intanto il padre trovò un giovane che, in cambio di una somma di denaro, fece il servizio militare al posto di Claude che così, consapevole di aver bisogno di migliorare i propri mezzi tecnici, poté tornare a Parigi per studiare nell'atelier di Charles Gleyre, pittore frequentato anche dai giovani Renoir, Sisley e Bazille con i quali Monet darà vita al gruppo degli Impressionisti.


Insieme con Bazille, dalla finestra della casa di un amico comune in rue Fürstenberg, guarda lavorare nello studio di fronte Delacroix, il suo attuale maestro spirituale.

continua.....

mercoledì 13 febbraio 2013

Piccola pausa tra un quadro e l'altro..

Una piccola pausa prima di riprendere con la vita e le opere di Monet..

Perchè questa vignetta mi è sembrata così "mia" da doverla subito condividere con voi

e.. buon mercoledì...


lunedì 11 febbraio 2013

Ecco Monet - prima parte....

Ho pensato molto a come iniziare questo post: di solito mi piace mettere qualche citazione dell'autore e poi qualche nota biografica, ma per lui no. Cambiamo. Lo voglio introdurre io.

Ho fatto il liceo ed ho studiato storia dell'arte per 5 anni, ma solo l'ultimo anno siamo arrivati a studiare gli impressionisti e quindi Monet. Quindi, apriti cielo. Da lì in poi avrei voluto studiare solo storia dell'arte e l'ho anche portata come materia d'esame alla maturità. Mi sarebbe piaciuto fare la guida nei musei per spiegare agli altri quello che piace a me. Non è diventato il mio lavoro, ma sono il tormento di tutti gli amici che visitano con me un museo o una città. E qui arriviamo a Parigi...

So di essere impopolare, ma non la amo come città però in nessun altro posto al mondo c'è un posto come l'Orangerie. Una stanza circolare enorme praticamente ricoperta dalle ninfee enormi, quelle dipinte gli ultimi anni di vita di Monet quando la sua ricerca di astrazione dal disegno diventa quasi ossessione e la sua arte quasi completamente sfumata, complice addirittura la sua quasi cecità...

E queste foto le ho scattate io, non voglio nemmeno postare qualcosa preso da Internet, non in questo caso. Ecco le ninfee, meravigliose, che cambiano colore secondo il momento del giorno nel quale sono dipinte. Sempre in loco e sempre "open air"

Parigi - Orangerie























Ma Parigi non è l'unico posto per incontrare Monet, ci sono state tante mostre (ad esempio Treviso, bellissima anni fa) e tanti altri musei. Un altro posto dove sei certo che lo incontrerai è New York, soprattutto al  Metropolitan Museum, ed eccolo qui.... il ponte giapponese di Giverny (che ho appeso al muro in una riproduzione da tantissimi anni) e gli scogli. Un altro dei miei soggetti preferiti, si sente quasi il mare che sbatte contro gli scogli....







E il MOMA, ancora le ninfee al tramonto e all'alba, che meraviglia.....




E la biografia, le citazioni e tutto il resto?

arrivano, arrivano.....

lunedì 4 febbraio 2013

yes, Monet

E ci stiamo avvicinando piano ad un post che ho sempre rimandato.

Ma non perchè l'autore non mi piaccia, anzi. In realtà mi piace troppo ed è forse uno dei motivi del mio grande amore per la storia dell'arte.

Un indizio prima della foto: a me non piace molto Parigi, ma ogni giorno ci tornerei solo per passare qualche ora all'Orangerie, dove si trova una stanza circolare ricoperta di una sola tipologia di opere di questo artista, che non ha davvero bisogno di essere introdotto oltre.

Per tutti, tra poco... Claude Monet



sabato 2 febbraio 2013

Focus su: Giuditta I di Gustav Klimt


E oggi, complice un'influenza che mi costringe in casa, post di approfondimento su un artista che volevo trattare da un po', ma vi propongo un vero focus su un solo ed unico suo quadro. Signore e signori, ecco a voi la "Giuditta I" di Gustav Klimt.

Opera realizzata nel 1901 ed oggi conservata a Vienna, il soggetto si riferisce chiaramente ad un episodio biblico la cui protagonista è rappresentata - però - utilizzando le fattezze di una nobildonna vissuta all'epoca dell'artista. Ma chi era Giuditta?

Nell'episodio dell'Antico Testamento, Giuditta era una nobile vedova ebrea che salvò la propria città di Betulla dagli Assiri utilizzando la propria bellezza per sedurre il generale dei nemici, Oloferne, per poi decapitarlo. Si tratta di un'eroina sacra, ma Klimt la attualizza utilizzando per rappresentarla il volto di Adele Blochbauer, nobildonna della borghesia viennese dell'epoca.

Il ritratto mantiene un'aurea molto strana: sacra per il richiamo biblico e la cornice dorata, ma decisamente profano per la posa così sensuale, la veste trasparente e l'espressione della donna  trionfante ma fredda.

I colori sono delicati e tenui, ma spezzati dai capelli neri di Giuditta che formano quasi un'aureola che rimanda a qualcosa di profondamente oscuro. Altro dettaglio prezioso, ma inquietante: il gioiello al collo della donna, in chiaro stile liberty, è un simbolo della decapitazione del generale del quale tiene la testa sottobraccio.

Questa rappresentazione della sacra Giuditta è stata naturalmente molto contestata tanto che alcuni studiosi hanno preferito vederci Salomè, altro personaggio biblico un po' più profano e dalla decapitazione facile (...).

I dubbi però sono pochi e nel 1909 Klimt ripropose Giuditta con un altro quadro, ma a grandezza naturale nel quale vengono ancora più sottolineate la fierezza e la crudeltà della donna e dell'immagine.

Anche prima di conoscere realmente il suo soggetto, ho sempre amato questo quadro. Ha qualcosa di speciale, nel colore, nello sguardo ed in quel senso di delicata inquietudine che rimane nonostante la nudità esibita e la testa mozzata sotto il braccio. Il particolare macabro, però, non invade la scena. Anzi, si vede appena perchè il quadro è tutto suo, tutto di Giuditta.

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